KYUSHO JITSU

LE ORIGINI

Il Kyusho-Jitsu nasce nell’antica India ed è stato tenuto segreto per secoli.Quest’arte si chiamava Marma-Adi e si basa sull’attaccare 108 punti vitali del nostro corpo. Le arti marziali cinesi riuscirono a prendere spunto dalle arti marziali indiane e svilupparono la “108-forma”, posizioni che indicavano tutti i punti di pressione e le angolature di attivazione; questa forma fu chiamata “H’ao Ch’uan” e si divide in due parti: “Dim Mak”, che comprende l’arte d’attaccare i punti di pressione, e “Chi-Na” che studia la manipolazione delle articolazioni. In Giappone prenderanno il nome rispettivamente di “Kyusho-Jitsu” e “Tuitè-Jitsu”. Il Tuité-Jitsu e il Kyusho-Jitsu sono inseparabili l’un l’altro, perché con il Kyusho-Jitsu si attaccano i punti vitali, mentre con il Tuité-Jitsu si ha la possibilità di effettuare delle leve articolari, che creano dei varchi nel corpo del nostro avversario con i quali attraverso essi è possibile attaccare i punti di pressione scoperti o indifesi. Il Kyusho-Jitsu e il Tuité-Jitsu sono arti marziali precedenti al Ryukyu-Kempo.

KYUSHO-JITSU

Tutte le arti marziali efficaci sono improntate su un principio fondamentale: ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Tale principio richiede lo studio delle direzioni e dei modi in cui è opportuno eseguire una tecnica difensiva o offensiva. Sin dall’epoca in cui furono compilati i primi trattati di medicina cinese (XIV secolo a.C.) e indiana, fu subito chiaro che esistono punti particolarmente sensibili alla pressione. Sono i meridiani sfruttati dall’agopuntura, in parte coincidenti con i Marma Adi descritti nell’Āyurveda. Alcuni punti vitali Le arti marziali sfruttano necessariamente questi punti, semplicemente perché in combattimento la differente efficacia dello stesso colpo su parti diverse del corpo è qualcosa di lampante. Molto meno lampante è capire esattamente quali siano questi punti e quali risultati diano se sottoposti a determinate sollecitazioni. I punti di pressione possono essere percossi, premuti o sfregati con diverse angolazioni. Tutte le arti marziali ne utilizzano alcuni, spesso senza che il praticante se ne renda conto. Il Kyūsho Jitsu nasce dall’idea di sfruttarne il maggior numero possibile, in modo consapevole ed efficace. Non si tratta di una fantasticheria New Age, ma di una pragmatica conoscenza del corpo e delle sue reazioni agli stimoli, sintetizzata in una tecnica di combattimento dai tratti profondamente analitici. Si può credere o non credere alle teorie cinesi sull’energia, ma quelli che si studiano sono punti di confluenza delle reti nervose e circolatorie, presenti sia in tessuti morbidi che ossei, dove la struttura muscolo-scheletrica si apre all’esterno e diventa particolarmente vulnerabile. Perché la tecnica sia efficace occorre studio e applicazione. La padronanza della tecnica presenta due tratti particolarmente apprezzabili: – la sicurezza di poter disabilitare un avversario senza provocargli danni permanenti; – la possibilità di combinare questo studio a qualsiasi altro nel vasto campo delle arti marziali. Poiché, infatti, i punti sono parzialmente sfruttati dalla pressoché totalità delle scuole, il Kyūsho Jitsu può essere un ottimo studio integrativo, oltreché una disciplina a sé stante. In Cina era già anticamente noto col nome di Dim Mak, ma aveva il difetto di presentarsi come una disciplina segreta e quindi settaria.